07/09/2009

Il turismo come strumento d’intervento nell’ambito della cooperazione per lo sviluppo di una comunità è stato l’oggetto delle 3 settimane di formazione in Brasile organizzate da Paolo Galli. La prima settimana l’abbiamo trascorsa a Salvador, capitale dello stato di Bahia, dove abbiamo cominciato a prendere un po’ di confidenza con la lingua e la cultura brasiliana. Abbiamo così visitato alcuni tipici luoghi turistici quali il centro della città e le animate spiagge, ed altri meno turistici, come il grande mercato popolare di Salvador, la Feira de São Joaquim. 

In tutti i luoghi dove siamo stati la piacevole e ben nota ospitalità dei brasiliani, ci ha permesso di respirare la cultura della città e non sentirci mai a disagio. Durante la nostra permanenza a Salvador, metropoli brasiliana di quasi 4 milioni di abitanti, abbiamo avuto modo d’incontrare alcuni enti  ed organizzazioni non governative direttamente coinvolte nello sviluppo del turismo; a livello statale abbiamo assistito ad un seminario presso la "Secretaria de Turismo do Estado da Bahia" dove ci sono stati presentati i programmi PRODETUR (Programa de Desenvolvimento Turistico) I e II. 2 le ONG incontrate, l’“Instituto de Hospitalidade” e il “Patì”. La prima, operante a livello nazionale, è impegnata nello sviluppo sostenibile del turismo ed è attiva nella formazione rivolta a giovani appartenenti alle classi sociali più disagiate, la seconda opera prevalentemente in ambito educativo/pedagogico sul territorio di Salvador, in particolare nelle periferie povere della città. Tramite “Patì”, ed il nostro referente, Prof. Gianni Boscolo, abbiamo avuto occasione di visitare e conoscere la scuola comunitaria “Casa do Sol”, impegnata nel colmare l’assenza della struttura
scolastica statale nel quartiere Cajazeira 5°. Un lavoro encomiabile che ha ottenuto meritatamente il premio Unicef per le attività svolte in seno alla comunità in cui è insediata.
Dopo la prima settimana le prime impressioni stavano prendendo forma: la rabbia di chi combatte per proporre soluzioni, spesso non prese in considerazione da chi ne avrebbe competenza, le difficoltà nel gestire  e conciliare interessi economici ed esigenze sociali, ma soprattutto la forza e solarità con cui le persone affrontano le difficoltà quotidiane.

Viaggiando la notte ci siamo spostati a sud di Salvador nella Costa do Descobrimento, più precisamente nella cittadina di Trancoso, piacevole meta turistica che in passato (circa 15-20 anni fa) rappresentava un perfetto esempio spontaneo di sviluppo sostenibile del turismo. In seguito importanti investimenti economici rivolti al settore ed una campagna promozionale a livello mondiale nonché la crisi del mercato del cacao dovuta ad una devastante infestazione alle piante nell’entroterra, hanno creato una difficile situazione sociale che coinvolge sempre più la comunità.

Avendo come base la Pousada Zen, di proprietà di Andrea (un amico svizzero italiano legato da quasi trent’anni al villaggio e che ha creduto  nelle intenzioni e nelle potenzialità di PSF) ci siamo spostati per due settimane sul territorio, conoscendo Porto Seguro, il capoluogo della regione, ed Arrajal d’Ajuda. In queste due settimane siamo riusciti ad incontrare diverse realtà che operano nell’ambito del turismo: l’associazione “Tradições de Trancoso”, nella perrsona del suo presidente Manoel con il quale siamo stati accolti nelle abitazioni di alcuni residenti, ben lontane sia strutturalmente che idealmente dalle ville “hollywoodiane” e dai campi da golf dei villaggi turistici; con “Instituto Tribos Jovens” e Analia abbiamo potuto osservare come la stessa offerta turistica (visita al villaggio di una tribù indigena) possa assumere forme completamente diverse: dallo sfruttamento e perdita dell’identità culturale nella riserva di Jaqueria – Villaggio di Coroa Vermelha -, ad un’offerta più riservata ma rispettosa delle origini culturali alla Riserva di Aldeia Velha; dall’incontro con il Segretario del Turismo di Porto Seguro, Paulo Cesar Magalhães, abbiamo potuto prendere atto del rapporto che intercorre tra gli operatori/imprenditori turistici ed il momento politico; con Enivaldo Piloto Santos, responsabile dei progetti per l’agenzia  federale di consulenza per piccole e medie imprese SEBRAE – Porto Seguro, siamo stati ricevuti dalla cooperativa di artigiani di Itaporanga, dove oltre ad aver potuto ammirare le opere di Reinaldo e Dionisio (quest’ultimo Presidente della neo costituita cooperativa) che hanno aperto a PSF i loro laboratori descrivendoci le tecniche di lavorazione del cocco, del legno e alcune sementi, abbiamo potuto ascoltare la loro esperienza di micro imprenditori e dell’esigenza di creare sistema per affrontare il mercato attraverso delle azioni congiunte.
Oltre a queste realtà abbiamo visitato il centro di recupero per tossicodipendenti “Casa Dia” gestito da Flavio, ex-tossicodipendente che da solo con le sue forze è riuscito a ricrearsi una vita lontano dalle sostanze e ora non vuole lasciare da soli i giovani che come lui in passato vivono questo problema, accentuatosi in buona parte per la crescita esponenziale dei flussi turistici sul territorio ed i fenomeni di marginalità sociali che ne sono conseguiti.

Siamo stati anche all’asilo, insediato a Trancoso, fortemente voluto e realizzato da Padre Isidoro Parietti. Una struttura costruita con finanziamenti dall’Italia e dal Brasile, ma in particolare con la forza, l’esperienza e le innumerevoli idee del Padre italiano spinto dalla convinzione che “per questo mondo si deve fare e lasciare qualcosa di buono”.

Nel corso di queste ultime due settimane abbiamo somministrato un questionario ai turisti, che ci ha permesso e ci permetterà, dopo le dovute analisi, di sentire la voce degli “utenti”, che, basandoci sulle conversazioni avute con loro, possiamo affermare non siano a conoscenza delle difficoltà nascoste dietro le splendide spiagge, la meravigliosa piazza di Trancoso, chiamata il "quadrado" per la sua forma regolare, e  i costanti sorrisi di chi le difficoltà le affronta e le vive ogni giorno.
Senza dubbio tre settimane che hanno messo in luce le potenzialità del turismo quale strumento di sviluppo e crescita, quando progettato attraverso il coinvolgimento delle popolazioni residenti e con l’obiettivo di favorire lo sviluppo della comunità non solamente nei suoi aspetti economici ma anche sociali e culturali, esso può certamente aiutare le comunità in cui viene sviluppato, comunità che, comunque, nell’affrontare la vita di tutti i giorni avrebbero molto da insegnare a noi italiani. Vogliamo ringraziare di cuore Paolo, per essere riuscito ad organizzare tre settimane formative dove ogni giornata era per noi spunto per importanti riflessioni, e PSF per averci dato l’opportunità di vivere questa importante esperienza.

Laura Marcucci e Luca Zamboni