01/04/08

Tratto da Avvenire del 23 marzo 2008
Un mondo di volontari, tutti "senza frontiere"

Dopo il sisma che lo scorso agosto colpì il Perù, alcuni geologi italiani avviarono tempestivamente un progetto per individuare i versanti a maggiore rischio di frana, incombenti su aree abitate o destinate alla ricostruzione. Si trattava di un gruppo di Geologi senza frontiere: professionisti che, al loro lavoro di routine, hanno deciso di aggiungere una prospettiva di cooperazione con quelle zone del globo «dove le possibilità di uno sviluppo armonizzato con il pianeta Terra sono sistematicamente dimenticate». Non ci sono solo i medici e i reporter: le professioni 'senza frontiere' in Italia sono sempre di più. Negli ultimi anni, categorie disparate -dagli agronomi fino ai pompieri -hanno deciso di utilizzare la propria professionalità per scavalcare proprio quelle barriere che nell'era del villaggio globale separano, a volte con dogane invisibili, le zone del mondo più sviluppate da quelle dove la vita è una scommessa quotidiana. E dove magari la furia della natura si abbatte su comunità già vulnerabili, spazzando via vite e infrastrutture. Non a caso, tra le categorie che da più tempo compaiono su questa lista di 'volontari di professione' c'è quella degli ingegneri: la sezione italiana di Ingegneria senza frontiere, nata nel 1995 al Politecnico di Torino, conta oggi una ventina di sedi in varie regioni. E da qualche anno, dove c'è da costruire (o ricostruire) ci sono anche gli architetti: le associazioni italiane legate al network internazionale Architetti senza frontiere sono due, una nata a Milano (nel 1998) e l'altra a Roma (nel 2002), con la comune vocazione di migliorare la qualità abitativa delle comunità più disagiate, anche nel nord del pianeta. Ingegneri e architetti 'umanitari' offrono assistenza e supporto tecnico nella costruzione di edifici e infrastrutture, nella pianificazione urbana e ambientale ma anche nella conservazione del patrimonio storico, artistico e archeologico. In situazioni di emergenza, avere a disposizione in loco personale ben formato alle procedure di soccorso e protezione civile può fare la differenza. Ecco perché alcuni vigili del fuoco italiani hanno deciso di organizzarsi per portare nel mondo, oltre ad attrezzature all'avanguardia e materiali antincendio, la loro stessa esperienza. I Pompieri senza frontiere realizzano programmi di formazione e aggiornamento del personale locale, «affinché possa poi fornire autonomamente una risposta adeguata alle esigenze della popolazione». Dopo Ecuador e Mali, Mauritania ed Eritrea, la prossima tappa sarà il Nepal, con un intervento sulla sicurezza nelle aree rurali. Neanche a dirlo, laddove si verifica un'emergenza -o dove tale emergenza è costante -la necessità di personale sanitario è forse quella più impellente.
Non sorprende, dunque, che quella dei Medici senza frontiere sia l'associazione pioniera nel suo genere: nata in Francia nel 1971, è sbarcata formalmente nel nostro Paese nel 1993 e da allora ha collezionato interventi (e riconoscimenti) in ogni angolo del mondo. Meno conosciuta è invece una realtà che ha scelto un approccio specifico alla cooperazione sanitaria: Agopuntura senza frontiere- Italia, sorta nel 2002 a Milano sull'esempio delle omologhe francese e svizzera, fornisce ai Paesi che lo richiedono docenti che formino medici e paramedici a questa tecnica di prevenzione e cura «con cui possono essere trattate oltre la metà delle patologie riscontrate negli ambulatori».
Obiettivo: ridurre le spese di acquisto di farmaci, magari rari e costosi. Un'altra categoria professionale che può dimostrarsi provvidenziale in luoghi di crisi o conflitto è quella degli psicologi. Dopo le esperienze di un gruppo di docenti universitari, professionisti e studenti nell'ambito del disagio psicologico e sociale in situazioni estreme di povertà, analfabetismo e rischio, l'anno scorso sono nati a Padova gli Psicologi senza frontiere. Tra gli interventi già avviati, il sostegno ad adolescenti disagiati a Quito in Ecuador ma anche la formazione di psicoterapeuti e social worker a Nazareth, in Israele. È sorta invece nel contesto della comunità Exodus di don Antonio Mazzi la realtà degli Educatori senza frontiere, che propugna l'educazione come strumento di emancipazione e riscatto e opera 'nelle periferie, nella loro più ampia accezione, in Italia e all'estero': attualmente sono attivi progetti in Madagascar, Patagonia e Kenya. E in tutto il mondo, «dove ci sono animali sani, ci sono persone sane»: è eloquente il motto del network europeo Veterinari senza frontiere, di cui fa parte la quasi ventennale sezione italiana, che riunisce studenti e laureati in Medicina veterinaria e Scienze delle produzioni animali. I loro interventi, che ad oggi hanno toccato sedici Paesi, spesso puntano ad arricchire la dieta delle popolazioni -come nel caso del progetto per l'allevamento familiare di polli e conigli nelle tendopoli saharawi del deserto algerino -ma anche a migliorare in vari modi le condizioni di vita delle comunità: a Kathmandu, in Nepal, è attivo un programma di profilassi della rabbia. Dagli animali alle piante, c'è chi lavora per lo sviluppo rurale nel Sud del mondo attraverso professionalità complementari: ad Agronomi senza frontiere (costituita nel 2000) aderiscono anche forestali, economisti e biologi, tecnologi alimentari e antropologi. Tra i progetti più recenti dell'associazione, la formazione di seicento donne di quaranta villaggi rurali di Cisgiordania e Gaza, per l'avviamento di piccole attività economiche in ambito agricolo.
Ma se lo sviluppo, oggi, ha sempre più a che fare con la tecnologia, è destinato ad assumere un'importanza crescente l'impegno di un network come quello di Informatici senza frontiere, nato nel 2005 per «contribuire a ridurre il divario digitale facilitando l'accesso agli strumenti informatici da parte dei soggetti deboli». In particolare nei Paesi poveri: progetti di Isf, volti a migliorare con la tecnologia il funzionamento di ospedali, scuole e strutture di utilità sociale, sono in corso in Angola e Congo, Kenya e Afghanistan. E ovunque nel mondo sviluppo fa rima con tutela dei diritti: proprio per difendere quelli dei cittadini più deboli è nata la rete italiana degli Avvocati senza frontiere, i cui soci operano al momento sul territorio nazionale, mentre l'omologa rete americana, Lawyers without borders, fornisce anche tutoraggio ai colleghi nei Paesi in via di sviluppo. All'estero, d'altra parte, già esistono associazioni 'senza frontiere' di insegnanti e astronomi, bibliotecari e farmacisti, musicisti ed erboristi, maghi, clown e persino wrestler: a riprova che abbattere le barriere delle disuguaglianze è un lavoro da professionisti. Di qualunque settore.

di Chiara Zappa

Per visionare l'articolo originale vedi sito www.avvenire.it , Archivio , Domenica 23-03-08 Pag A19-Agorà, Un mondo di volontari tutti "senzafrontiere".